mercoledì 16 aprile 2014

MEMORIE DELLA GRANDE ARMATA



<< I libri di storia tramanderanno queste due prime imprese di una brillante campagna,trascurando certamente i nomi di eroi come Lion,Thierron o Guindebaud! L'impresa conterà dunque sempre di più dell'uomo nell'istruire le generazioni future? >>

Bentornati alla edizione mensile di Historica!!!   Siamo arrivati al terzo volume
Quest'opera, dello sceneggiatore Michel Dufranne (saggista e critico di fumetti e fantascienza) insieme al disegnatore Alexis Alexander e al colorista Jean Paul Fernandez,  racconta alcuni retroscena delle guerre napoleoniche, focalizzando la narrazione sulla violenza: essa permea in tutti i racconti,non solo durante le battaglie,ma anche nelle relazioni tra i personaggi, mostrando un mondo veritiero, afflitto dalla realtà crudele della guerra.

La storia,integrale e completa tutta in questo albo, si suddivide in 4 capitoli:
1807: vendichiamo Austerlitz
1808: i figli della vedova
1809: Vienna o morte !
1812: le battute di caccia del conte Jukov

L'opera ha come protagonista un cacciatore a cavallo dell'armata francese, Marcel "Il Belga" Godart,accompagnato da due fedeli compagni: "Io-c'ero" e "Il Mastino", che racconta la sua storia sotto forma di diario: i rapporti coi suoi commilitoni sfociano spesso in duelli e risse,vi è un'umanità di pover uomini analfabeti, ricca di superstizioni, che non hanno nessuna possibilità di riscattarsi,schiacciati da avvenimenti tragici e smisurati e manovrati da entità superiori ignote(Napoleone non si vede mai); ognuno pensa solo a se stesso,a sopravvivere, gli episodi di altruismo sono veramente rari,se non assenti del tutto.

Nel primo capitolo ,ambientato durante l'invasione della Polonia, Godart tra scaramucce,duelli e battaglie deve cercare chi sta assassinando nell'ombra alcuni importanti esponenti della sua compagnia,siccome l'odio,il disprezzo e la diffidenza cominciano a diffondersi nei ranghi, " l'onore e l'orgoglio sono cattivi consiglieri quando la guerra e la morte diventano la quotidianità".

Nel secondo episodio,sempre in Polonia, inattivi ormai da mesi, i soldati cominciano a scalpitare,ma non solo per la noia, infatti il peggior nemico è la "melanconia: l'inattività ci forniva fin troppe occasioni per ripensare ai caduti e alle famiglie..." Dopo,ripresa la guerra, Godart affronta le sue paure più primordiali,il selvaggio, uomini-lupo cannibali, riuscendo a mantenere sempre qualcosa di umano in sè; inoltre cominciano i primi casi di diserzione e la codardia, probabilmente il vizio più nocivo in guerra per chi ti sta attorno...e a quel punto capisci che sono tutti pedine in un gioco feroce e incomprensibile.

Nel terzo episodio un Godart vecchio e piangente arriva con il figlio in un villaggio austriaco ove era stato durante la guerra, per rincontrare un misterioso personaggio. Dopo numerosi incubi notturni ,la narrazione si sviluppa sull'incontro dei due personaggi e del ricordo di un evento terribile che aveva coinvolto entrambi: anni prima in quel paese vi era un campo medico dove chirurghi sadici o misericordiosi davano tutto il loro sforzo per rimediare alle ferite degli innumerevoli soldati. Poi si inoltra nei retroscena : furti ai feriti, amori nascosti,vendette incompiute che mostrano l'incongruenza di un gruppo invincibile solo all'apparenza,ma che presenta tutte le fragilità possibili.

Nell'ultimo capitolo la storia si accentra sulla morte in vecchiaia di Godart, che viene omaggiato dai suoi commilitoni sopravvissuti come un eroe , ma suo figlio non ne pare affatto fiero, anzi lo odia perchè " per lui contavano solo l'onore, l'imperatore,le campagne,lo spirito di corpo... e noi? quale spazio avevamo nella sua vita? Nessuno." Parole pesanti..ma ben presto cambia opinione leggendo l'ultimo diario del padre, il suo incontro con un cosacco sadico da cui riesce a scappare per un soffio.
Il figlio alla fine comprende il perchè della scelta del padre:salvare suo figlio dagli orrori di queste situazioni ma rimuove dai diari tutti gli elementi che richiamano a questa umanità. Egli pensa di preservare i figli dalle nefandezze del mondo,ma la rimozione da lui compiuta ci riguarda da vicino,perchè chiama in causa le rimozioni che tutti noi applichiamo ogni giorno, ogni volta che non vogliamo combattere contro il male pensando che sia solo una questione altrui, ogni volta che ci voltiamo dall'altra parte quando la vita mostra il suo lato peggiore. Ma suo padre combattette contro tutto questo, riconoscendo che tutti furono " trascinati nell'anticamera dell'inferno, dove tutto era follia e superstizione. Quelle guerre interminabili avevano avuto ragione, stavolta in maniera definitiva, della scintilla di umanità albergante in ciascuno di noi."
E in un altro paragrafo :" Questa guerra non era più la mia. Vi perdevo i miei valori, me stesso... se la mia educazione fosse stata un'altra vi avrei perso di certo anche la fede." Forse anche per questo Charles(figlio) decide di perdonare il padre, un uomo che ha perso tutto, che non aveva più niente per cui lottare alla fine, si sentiva perennemente solo,in angoscia coi suoi ricordi gioiosi coi suoi commilitoni e amici ormai persi,tempi persi, e "perdere è del resto la parola che ossessionava gli animi."


Questa succulenta trama è un vero pezzo da novanta  per Dufranne.
Tuttavia parte del merito va al disegnatore Alexander che riesce ad esprimere graficamente dei concetti non del tutto semplici da mostrare tramite questa arte: i volti sono pervasi da uno stato perenne di melanconia e di violenza latente;  notevoli sono le scene delle battaglie, o meglio degli scontri, tutte prive di testo, per evidenziare sia la celerità dell'atto sia la mancanza di decisione degli uomini in questi momenti critici,che si affidano solamente all'istinto: è vietato pensare,bisogna agire.
Fernandez alterna colori freddi e gotici durante i momenti di morte e angoscia, ai colori caldi dei pochi momenti di tranquillità che pervade lo scenario bellico.

L'opera non delude le aspettative, e rimane ai livelli di quelle precedenti: Historica raccoglie un albo concettualmente bello tosto , ma anche scorrevole e mai noioso,rendendo quindi piacevole la lettura anche ai più avversi al genere.

VOTO: 9/10


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