domenica 30 novembre 2014

Se ti è piaciuto il film, leggi anche... - Episodio 6: Thor

E rieccoci qua, cari lettori di Law&Heroes! E nuovamente benvenuti a Se ti è piaciuto il film, leggi anche..., la nuova rubrica che vi consiglia quali storie leggere e recuperare se vi ha colpito un determinato personaggio nella sua più o meno recente versione cinematografica. In questo sesto episodio, parleremo di:


Thor. Il Figlio di Odino, Dio del Tuono e possente tank dei Vendicatori, protagonista di un film omonimo proiettato al cinema nel 2011, con Chris Hemsworth nella parte del Tonante biondino; se vi state chiedendo perché tocca proprio a lui, beh: dopo Iron Man 2, è venuto Thor, stiamo semplicemente andando in ordine cronologico! Detto questo, come ci si organizza per questi post? Di seguito, sempre in ordine cronologico, verranno riportate cinque storie che secondo noi di Law&Heroes hanno fatto la storia del personaggio e l'hanno definito per quello che è, oltre che a raccontare (a modo loro) un piccolo tassello di storia che ha reso prestigioso il media fumettistico. Capito tutto? Bene, detto questo, cominciamo!



Mangog


Testi: Stan Lee
Disegni: Jack Kirby
Pubblicazione Americana: Thor #154-157 (Vol. 1, 1968)
Pubblicazione Italiana: Thor #52-55 (Editoriale Corno)

Il Dinamico Duo della Marvel, quello composto da Stan Lee e Jack Kibry, è famoso sopratutto e principalmente per aver creato il 90% dei più famosi personaggi della Casa Delle Idee; sfortunatamente per loro, la gestione della serie di alcuni personaggio da loro creati, non è stata portata avanti in maniera altrettanto brillante (come gli X-Men), riducendo l'insieme di memorabili run a pochi titoli, come i primi cento numeri dei Fantastici Quattro, tanto per citarne una. Fortunatamente, quella su Thor non rientra nello sfortunato insieme...anzi, Mangog rappresenta indubbiamente il punto più alto di tutta la loro gestione; Asgard è minacciata dal mostruoso e grottesco Mangog, il quale cerca vendetta contro Odino per aver sterminato la sua razza eoni ed eoni fa. La cosa che rende particolare questa storia, oltre all'indiscussa e inalterata abilità grafica del Re, è la narrazione del Sorridente, il quale riesce a donare a Mongog un tono quasi dark e disfattista, facendo capire al lettore che (forse, questa volta) il suo biondo beniamino finirà sconfitto, se non peggio; il tutto è ulteriormente sostenuto dalla potenza del villain, che è così forte, non solo da mettersi al pari del Dio del Tuono, ma anche di metterlo in seria difficoltà. E, in tutto e per tutto, la classica storia con la minaccia troppo grande per l'eroe, resa speciale dal fatto, che anche per una divinità, esiste l'espressione "con le spalle al muro".


Surtur Saga


Testi: Walter Simonson
Disegni: Walter Simonson
Pubblicazione Americana: Thor #340-353 (Vol. 1, 1984-1985)
Pubblicazione Italiana: Marvel Omnibus: Thor di Walter Simonson Vol. 1

Nei fumetti, è sempre difficile dire con certezza qual'è la storia migliore di un personaggio in senso assoluto. Nonostante ciò, quello che è sicuro, è che Surtur Saga ha spalancato le porte al mito di Walter Simonson e messo le prime piastrelle alla strada per la sua consacrazione futura: quella di miglior scrittore di Thor. Questa storia in tredici parti narra del ritorno del diabolico Surtur, il quale più potente che mai, sferra un doppio attacco a divinità e mortali: mentre il demone di fuoco assedia Asgard, il suo esercito attacca la Terra. Conosciuta anche come Ragnarok & Roll, la storia non è la prima dello scrittore nella sua gestione di Thor, ma è quella che farà esplodere il suo talento e la sua chimica sul personaggio, facendo ufficialmente decollare la sua run verso storie di sempre maggior bellezza; anticipata da alcuni criptici segnali ed intermezzi nei numeri precedenti, la Saga di Surtur poterà sia nella terra degli Aesir che a Midgard nient'altro che la guerra più totale, nella maniera più epica, sfarzosa, gloriosa e drammatica possibile: così come vuole la tradizione vichinga. Questa volta, la vittoria dei buoni sarà così messa a rischio, che addirittura Loki (il sedicente Dio degli Inganni) si unirà al fratellastro e al patrigno Odino in un'ultima, disperata schermaglia contro un nemico che porta nient'altro che distruzione e caos. Ovviamente, Simonson realizzerà tante altre storie da ricordare nel suo lungo ciclo su Thor, ma questa è la prima delle tante memorabili storie partorite dalle sua penna e destinate ad un posto d'onore nel firmamento dei comics.


Ragnarok 


Testi: Michael Avon Oeming
Disegni: Andrea DiVito
Pubblicazione Americana: Thor #80-85 (Vol. 2, 2004)
Pubblicazione Italiana: Thor #73-77 (Panini Comics)

Perché una testata fumettistica viene chiusa? Prima di questa storia, il motivo era principalmente legato alle scarse vendite della serie, che magari continuavano imperterrite anche dopo un cambio nel team artistico. Per la prima volta nella storia dei comics, un team creativo decide di chiudere la serie di cui si occupa perché decide di raccontare, di sua spontanea volontà, il capitolo finale del protagonista; e fate attenzione alle mie parole: non decidono di mettere la parola "fine" alla sua vita di carta perché glielo impone il mercato, ma perché loro stessi (narrativamente parlando) hanno deciso di raccontarcene l'epilogo. E qual migliore e più adatto epilogo c'era per Thor e il suo cast di comprimari, se non quello del Ragnarok: l'apocalisse della mitologia norrena, di cui il riccioli d'oro fa parte? Dopo aver trovato il cadavere di Balder, proprio come narra il mito originale, il Ragnarok ha inizio, permettendo a Oeming e DiVito di mostrarci, atto per atto, il crepuscolo degli dei (riservandoci anche qualche inaspettata sorpresa). Ragnarok, conosciuta anche come Vendicatori Divisi: Thor (perché fece da tie-in per Vendicatori Divisi) è un epica ed elegante chiusura di sipario, raccontata con un linguaggio tipicamente Tolkienesco ed un atmosfera fantasy di onore e gloria, che prende a piene mani riferimenti/citazioni non solo delle precedenti e storiche gestioni passate, ma anche dal mito che ha ispirato il Dio del Tuono Marvel.


Il Ritorno del Dio del Tuono


Testi: J. Michael Straczynski
Disegni: Olivier Coipel
Pubblicazione Americana: Thor #1-6 (Vol. 3, 2007-2008)
Pubblicazione Italiana: Thor di J. Michael Straczynski, Vol 1

A distruggere qualcosa, son capaci tutti...ma a riportarlo indietro e re-inserirlo nel contesto attuale? Non sembra, ma in realtà è un impresa più difficile di quanto non lo sia in apparenza. Dopo ben tre anni di assenza dall'Universo Marvel, e dopo quella che sembrava la canzone del cigno definitiva di Thor, la coppia d'eccezione Straczynski/Coipel riporta il Dio del Tuono a far ruggire i cieli. A seguito della conclusione di Ragnarok, il riccioli d'oro vaga in preda ai ricordi della sua vita prima del crepuscolo degli dei in un dormiveglia senza fine, lasciandosi trasportare da casuali correnti per tutto il limbo; all'improvviso, il non-sonno del Tonante viene interrotto da un forte richiamo magico, che sembra proprio provenire da...Donald Blake? Se dovessimo riassumere Il Ritorno del Dio del Tuono con una frase sola, sicuramente questa sarebbe: "Come riportare un personaggio dalla morte: Istruzioni per l'uso". Se c'è una cosa che fa imbestialire i fan, non è tanto il ritorno di un personaggio in "panchina mortifera" da tempo, quanto il modo con cui viene fatto tornare a respirare, spesso dozzinale e superficiale; questi sei numeri che danno il via alla tanto discussa gestione di J. Michael Straczynski fanno davvero scuola e mostrano come si imbastisce un degno ritorno, non solo del personaggio, ma anche del precedente modo in cui è stato "congedato". Un ritorno alla vita genuino, scorrevole ed emozionante, che ha anche gettato le basi per tutti gli elementi che si vedranno nei film, come la scelta dell'Oklahoma come principale location. 


Il Macellatore di Dei/Bomba Divina


Testi: Jason Aaron
Disegni: Esad Ribic & Jackson Guice
Pubblicazione Americana: Thor: God Of Thunder #1-11 (Vol. 1, 2013)
Pubblicazione Italiana: Thor #171-180 (Panini Comics)

Due storie a pari merito? In verità no, è solo che l'attuale sceneggiatore delle storie del Tonante (Jason Aaron) ha realizzato il suo arco narrativo di apertura con una lunga storia di undici numeri, che per renderla più godibile, l'ha divisa in due capitoli, ma ciò non cambia il fatto che queste fanno parte della stessa storia. In questo ideale starting point per i nuovi lettori, Thor si trova a fronteggiare un'inedita minaccia rappresentata dal terrificante e letale Gorr, conosciuto con il soprannome de "Il Macellatore di Dei"; di fatti, Gorr è in grado non solo di tenere testa ad una divinità, ma anche di ucciderla, nel modo più sofferente e violento possibile. La missione del Dio del Tuono sarà quella di porre fine alla crociata dell'odio di questo nuovo, pericoloso avversario, che con le sue azioni sta mettendo a rischio l'intero creato. Pur rispettando le gestioni dei precedenti autori venuti prima di lui, Aaron prende il riccioli d'oro e lo scaraventa in una storia al di là dell'immaginazione dei lettori, imbastendo una trama a dir poco fantasiosa e unica nel suo genere, riuscendo magistralmente ad amalgamare murder mystery, viaggi spaziali tre le galassie, viaggi temporali, fantasy e fantascienza. Il tutto è ulteriormente impreziosito non solo dalle epiche matite di Esad Ribic, ma anche dalla triplicazione dei protagonisti; chi fa da sé, fa per tre, giusto? Jason Aaron decide di rendere letterale questo proverbio affiancando Thor con...altri due Thor, provenienti da due linee temporali diverse; uno sarà un Thor anziano e sovrano di una Asgard in rovina, e l'altro un giovane Thor arrogante ancora indegno di Mjolnir e armato dell'ascia Jarnbjorn. Questo strano, originale e costretto team-up permetterà a tre carismatiche caratterizzazioni del Dio del Tuono di coesistere e regalare momenti indimenticabili mentre il trio cercherò di collaborare per fermare Il Macellatore.



E queste, cari lettori di L&H, sono le letture che vi consigliamo se Thor vi ha colpito al cinema. Quali di queste vi interessano di più? Ce ne è qualcuna che avete già letto tra quelle citate? Siete d'accordo con la nostra lista? Non abbiate paura di commentare e fatecelo sapere!

mercoledì 26 novembre 2014

NEWS TIME! Modulo di contatto

L&H da oggi vi offre la possibilità di contattare gli autori tramite l'apposito modulo aggiunto nella sidebar(la barra a fianco, per chi non lo sapesse :D). Se quindi avete apprezzato qualcosa, avete qualche consiglio, ci volete insultare ma siete troppo timidi per scriverlo nei commenti, scrivete direttamente a noi della redazione! Purtroppo non posso modificare i colori del modulo e quindi quel blu fastidioso non può essere cambiato, scusate Google!
Inoltre questa è solo una delle prime modifiche che nei prossimi mesi il blog subirà. Dopo un anno di attività ho deciso di dargli un volto nuovo, vediamo come andrà a finire!

PS: Mi dovete scusare per la prolungata assenza ma comincia un periodo molto pieno per me e quindi dovrò, anzi ho già rallentato la mia opera di scrittura sul blog. Per la vostra disperazione sto scrivendo già due mega articoli ma ho bisogno di tempo, concedetemelo sarà ben remunerato.

sabato 22 novembre 2014

7 contro il caos


"La coscienza è l'unica cosa sacra"- Urr il robot
Era da un pò di mesi che volevo pigliarmi questo albo, poi tra una balla e l'altra mi sono menato via e l'ho preso al Lucca Comics di quest'anno.

Vi presento una graphic novel americana edita dalla DC Comics a fine 2013 e pubblicata in Italia a Marzo 2014. 

Il nome dell'opera originale è "Harlan Ellison's 7 against chaos", quindi l'autore sin dal titolo vuole evidenziare che la sua opera si basa su una sua particolare visione del mondo e, come poi  dimostrerà nell'inviluppo della trama, che tutti possono fare qualcosa per sovvertire il continuo divenire casuale, esatto Casuale, perchè è tutto una questione di attimi, di singoli eventi, che però fanno variare in maniera drastica e irreversibile intere ere del mondo, e forse anche dell'intero universo. Come ciò che viene narrato in questa graphic novel, ossia le vicende di 7 paria di una società ormai decadente, dispersa nell'intero sistema solare, ritornata a quella follia chiamata 'schiavitù', vittima di numerosi catastrofi apparentemente inspiegabili, ma non dai supercomputer, unità costruite da altri computer in grando di profetizzare scorci di futuro in maniera enigmatica, ma una cosa si comprende: l'estinzione della razza umana nel passato! Ma come è possibile? I computer prevedono anche slittamenti temporali: il fiume del tempo si sta biforcando, e saranno quei paria in cambio di promesse sostanziose a cercare di rimediare: un misterioso leader, una donna-tenaglia, un uomo-insetto, un uomo senza volto. una donna-fenice, uno scienziato lunatico e un robot che è più umano di tutti quelli precedenti.
Attraverso whormole e buchi neri, dove sono "fuori dallo spaziotempo, nonostante siano impressi su di esso come un film  proiettato su un lenzuolo stropicciato, arrivano su un' antica terra: notate bene,  ho usato appositamente l'articolo indeterminativo  poichè attraverso questi viaggi sai da dove parti, ma non dove arrivi, perchè il flusso temporale potrebbe essere diverso, anche per millesime variazioni.
Sbarcati su quel mondo nel passato tenteranno di sistemare il flusso, ma tra colpi di scena e grandiose immagini che mostrano con piccole schermaglie i futuri cambiamenti, tutto sarà sul filo del rasoio, fino all'ultimo respiro per cercare di evitare cambiamenti radicali.

L'opera è un richiamo al caos a cui l'universo tende, ma che ognuno di noi può far variare a proprio favore, accaparandosi i momenti giusti.

I disegni sono tutti caotici e mai uniformi, i colori sempre opachi, mai accessi, per indicare la decadenza e l'oblio dell'uomo.

Per alcuni tratti si può avvicinare anche all'opera cinematografica di Nolan, dove tra l'altro c'è sia il worhmole, sia il buco nero, sia robot capaci di fare battute non divertenti. Non solo per questi tratti si accomunano le due opere, ma per qualcosa di più astratto: il viaggio , la scoperta, il tentativo di riscatto, sono temi  alla base che sono sempre piaciuti a tutti, e chissà se un giorno ci dirigeremo anche noi verso una terra.

Voto: 7,5/10


giovedì 20 novembre 2014

INTERSTELLAR – I meccanismi segreti dell’universo

Niente da fare, i fratelli Nolan non sbagliano un colpo. Christopher e Jonathan ancora una volta riescono a tenere incollato lo spettatore in un susseguirsi di deduzioni, suspance, teorie, azione, viaggi mozzafiato e, tanto per cambiare, stupefacenti colpi di scena.

Cooper è un ingegnere spaziale ed ex pilota, che vive con la figlia Murphy, il filgio Tom e Donald, il padre della defunta moglie. La Terra non è quella che ci immaginiamo: i terreni sono praticamente sterili per via di continue tempeste di sabbia, e il cibo comincia seriamente a scarseggiare. Cooper, dopo avere decifrato gli indizi lasciati da un “fantasma” nella camera della figlia, raggiunge la base segreta della NASA e sceglie di partecipare al piano segreto lì ideato. La popolazione terrestre deve trovare un altro pianeta su cui vivere, e l’ingegnere, insieme ad altri scienziati, è incaricato della ricerca, passando per un misterioso “warmhole”. Il problema è che nello spazio aperto il tempo non segue le normali regole che conosciamo, ma si modifica di continuo a causa della gravità.

Il film è tempestato di metafore, a partire dalla frase probabilmente più importante, che forse può essere passata in secondo piano. Quando la figlia si lamenta del perché del suo nome, Cooper risponde: “ La legge di Murphy non significa che qualcosa di brutto accadrà, significa che qualsiasi cosa possa accadere accadrà”. Già di per sé a me viene la pelle d’oca. Una delle più semplici ma anche più potenti frasi che abbia mai sentito. Perché è proprio questo il carattere generale di tutto il film. Nolan non ha paura di farci vedere l’universo, anzi sfrutta le nostre conoscenze teoriche per presentarci un mondo visivamente e strutturalmente entusiasmante. Sono frequenti i richiami all’astrofisica vera e propria, ma non sono mai troppo complicati e presuntuosi, bensì sono spiegati come si dovessero illustrare a una persona qualsiasi.

La componente spazio-tempo è sicuramente predominante ed emerge continuamente, come era facile prevedere. Si raggiunge però in questo caso un livello superiore, perché oltre ad affascinarci con buchi neri, contrazioni e dilatazioni temporali, il regista aggiunge l’elemento mistero. Assistiamo quindi a comunicazioni radio inviate a distanza di anni, alle quali non si è mai in grado di dare una risposta certa: il pianeta sarà abitato e, soprattutto, abitabile?chi ha mandato la comunicazione è ancora vivo? Pazzesco.


Tutto parte dalla scoperta del “wormhole”, che a detta degli scienziati non può crearsi autonomamente. Allora chi l’ha creato? E il fantasma in camera di Murphy? Ogni risposta viene fornita a tempo debito, lasciandoci attoniti, compiaciuti e meravigliati, perché tutto quadra, tutto ha un senso, tutto è eseguito alla perfezione.

Effetti speciali egregi, mai sopra le righe, nonostante il tema potesse facilmente far cadere in errore. Sequenze d’azione ben dosate con quelle riflessive. Trama decisamente piacevole. Unico “difetto” la lunghezza. Quasi 3 ore di film, che per quanto bello possa essere,rischiano di farsi un po’ sentire.
Cast eccezionale, tra gli altri Michael Caine sempre fedele ai Nolan.

   
   

Voto: 9/10

sabato 15 novembre 2014

Se ti è piaciuto il film, leggi anche... - Episodio 5: War Machine

E rieccoci qua, cari lettori di Law&Heroes! E nuovamente benvenuti a Se ti è piaciuto il film, leggi anche..., la nuova rubrica che vi consiglia quali storie leggere e recuperare se vi ha colpito un determinato personaggio nella sua più o meno recente versione cinematografica. In questo quinto episodio, parleremo di:


War Machine. Si, lo sappiamo: come la Vedova Nera, anche l'alter-ego corazzato di James Rhodes non è mai stata protagonista di nessun film solista, ma questo non gli ha di certo impedito di ritagliarsi un ruolo importante nella trilogia di Iron Man e nell'Universo Cinematografico Marvel. E anche se così non fosse stato, questo Iron Man decisamente più cazzuto e meglio armato è un personaggio abbastanza importante nell'originale Universo Cartaceo (pur, rimanendo, un personaggio secondario). Detto questo, come ci si organizza per questi post? Di seguito, sempre in ordine cronologico, verranno riportate cinque storie che secondo noi di Law&Heroes hanno fatto la storia del personaggio e l'hanno definito per quello che è, oltre che a raccontare (a modo loro) un piccolo tassello di storia che ha reso prestigioso il media fumettistico. Capito tutto? Bene, detto questo, cominciamo!


And Who Shall Clothe Himself In Iron?


Testi: Denny O'Neil
Disegni: Luke McDonnell
Pubblicazione Americana: Iron Man #169-170 (Vol. 1, 1983)
Pubblicazione Italiana: Inedito

A volte, molti personaggi non iniziano la loro carriera subito con l'alter-ego con cui diventeranno conosciuti al grande pubblico. Alcuni devono farsi un lungo/medio periodo di gavetta, prima di arrivare all'incarnazione con cui diventeranno più famosi; prendete come esempio Barbara Gordon, apprezzatissima nel ruolo di Bat-Girl, ma ancora più apprezzata nella successiva identità di Oracolo: ecco, per James Rhodes, è la stessa cosa. Prima ancora di War Machine, Rhodey era già parte della mitologia del Vendicatore Corazzato svolgendo il ruolo di responsabile della sicurezza e guardia del corpo in pubblico di Tony Stark (quando questi era impossibilitato a cambiarsi in Iron Man); il suo ruolo si farà decisivo e importante quando, durante la sua battaglia all'alcolismo, Stark si farà massacrare di legnata dal criminale Magma e verrà lasciato ferito e in fin di vita. E' in And Who Shall Clothe Himself In Iron? che James dimostra la sua vera natura da eroe indossando egli stesso la corazza di Iron Man e sconfiggendo l'avversario; successivamente, riconoscendo all'amico una certa dose di cojones, Tony ammetterà i vari fallimenti personali collezionati per colpa della sua dipendenza dalla bottiglia, lasciando il mantello metallico a Rhodey. Questa storia in due parti, potremmo definirla i primi segnali di stile del personaggio, una "road to be War Machine" che preparerà James Rhodes non solo al mondo degli eroi, ma anche ad una proprietà identità e personalità.


War Machine


Testi: Len Kaminski
Disegni: Kevin Hopgood, Berry Kitson & Tom Morgan 
Pubblicazione Americana: Iron Man #280-291 (Vol. 1, 1992-1993)
Pubblicazione Italiana: Silver Surfer #53 (Edizione Play Press); Iron Man #1-3 (Marvel Italia)

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: è su questa "filosofia" che, un Tony Stark in cattiva salute e ferito mortalmente da una sua ex, per difendersi progetta un modello decisamente atipico, considerati i suoi gusti e standard in fatto di progettazione dell'armatura di Iron Man. Equipaggiata con una compilation di arma letali e colorata con tonalità scure e minacciose, la War Machine Armor fa ufficialmente il suo debutto su questa saga in dodici parti semplicemente conosciuta come War Machine; la storia non è solo importante per l'introduzione di questo outfit più aggressivo, ma sopratutto per la maturazione del personaggio di James Rhodes, che qui fa il salto di qualità tanto atteso. Costretto a prendere le chiavi della Stark Enterprises a causa della prematura morte del suo principale (avvenuta nelle prime battute della storia), Rhodey si vedrà impegnato nel portare avanti un grande impero industriale e il retaggio di un eroe proprio nel momento di maggior difficoltà, quando uno squadrone di criminali farà comunella per distruggere tutto ciò che rappresentano Iron Man e Tony Stark. Ancora una volta, James sarà costretto a mostrare il suo coraggio e la sua determinazione...con un piccolo aiuto di piombo in più, consacrandosi ufficialmente come War Machine.


Le Mani Del Mandarino


Testi: Scott Benson, Len Kaminski, Dan Abnett & Andy Lanning
Disegni: Gabriel Gecko, Tom Morgan, Dave Taylor, Geoff Senior, Patrick Rolo,
Lawrence Brown, Rob Haynes, Brian Williamson, Fred Haynes & John Czop
Pubblicazione Americana: War Machine #8-10; Iron Man #310-312;
Force Works #6-7; Marvel Comics Presents #169-172 (Vol. 1, 1994-1995)
Pubblicazione Italiana: Iron Man & I Vendicatori #3-5 (Marvel Italia)

Crossover in otto parti pubblicato a puntate sulle testate War Machine, Iron Man e Force Works (squadra fondata dalle ceneri dei Vendicatori della Costa Ovest e capitanata da Iron Man), più quattro tie-in di approfondimento pubblicati su Marvel Comics Presents, incentrati sui vari protagonisti e antagonisti de Le Mani Del Mandarino. Dopo aver aiutato un esercito ribelle a rovesciare uno spietato governo dittatoriale nella regione di Imaya, James "War Machine" Rhodes causa per sbaglio un incidente internazionale per colpa del suo intervento, sollevando polemiche, polveroni politici e dando una scusa al Mandarino per attaccare Iron Man e soci, avvalendosi pure di una certa immunità politica. Il crossover sarà incentrato sulla risoluzione di questo macello politico, dove le aspre e violente schermaglie contro il Mandarino, saranno alternate dai confronti (verbali o meno) tra Tony Stark e Rhodey, la cui amicizia è andata a farsi benedire sul finale della precedente storia consigliata. Se dovessimo, inoltre, individuare un certo insegnamento morale, questi coinciderebbe sicuramente con il celebre motto dell'Uomo Ragno: da un grande potere, derivano grandi responsabilità; armature del genere sono sicuramente una grande risorsa per la lotta contro il male...ma quando vengono usate per portare a termine scopi personali, quali sono le conseguenze? Solo il fatto di possedere mezzi con cui si esercita un grande potere, può portare (spesso e volentieri) un uomo ad abusarne, portando spiacevoli conseguenze.


U.S. War Machine


Testi: Chuck Austen
Disegni: Chuck Austen
Pubblicazione Americana: U.S. War Machine #1-12 (Vol. 1, 2001-2002)
Pubblicazione Italiana: Inedito

Come avevamo detto nell'Episodio 2 su Nick Fury, in questa rubrica si è abbastanza restii a consigliare storie fuori dalla continuità ufficiale, perché (per l'appunto) non sono ufficiali; eppure, molte di loro, vengono raccontante così bene e rappresentano il personaggio in una maniera così accattivante, che è impossibile resistergli: U.S. War Machine è una di queste. Pubblicata per l'etichetta iperviolenta MAX indirizzata ai lettori adulti, quello a cui assistiamo è un vero e proprio alternative take (come lo direbbero i musicisti) di James Rhodes, dove quest'ultimo entra in rotta di collisione contro Tony Stark, dopo una missione che ha visto gli alter-ego corazzati di entrambi spodestare il Dottor Destino con metodi letali e aggressivi; disgustato dalla piega che il mondo sta prendendo per colpa dell'inebriante potere delle armature, Stark decide di ritirarsi dalla costruzione di armi con effetto immediato...ma Rhodes decide di tenersi l'armatura, scatenando le ire di Tony e uccidendo in una missione alcuni agenti dell'AIM. Per ripicca, l'organizzazione delle Avanzate Idee Meccaniche cercherà di vendicarsi di War Machine, scaraventandolo in una spirale di eventi più grande di lui. Cosa succede quando la tecnologia arriva ad un punto tale, da creare armi come queste armature? Questa versione alternativa del corazzato alias di Rhodey mira al realismo e a scaraventare il personaggio in un contesto più vicino alla nostra realtà.


War Machine: Arma Dello S.H.I.E.L.D.


Testi: Christos N. Cage
Disegni: Sean Chen
Pubblicazione Americana: Iron Man #33-35 (Vol. 4, 2008-2009)
Pubblicazione Italiana: Iron Man & I Vendicatori #13-15 (Panini Comics)

Tie-in collegato a Secret Invasion, crossover del 2008 che ha visto la Terra (e, in particolare, la comunità supereroistica) bersagliata dall'invasione aliena ad opera dei mutaforma Skrull non arrivata dallo spazio, ma partita dentro le fila degli eroi Marvel; grazie a degli studi scientifici che hanno permesso agli Skrull di prendere le sembianze umane senza farsi scoprire dagli eroi, la razza aliena ha potuto (negli anni) sostituirsi ad alcuni celebri eroi, carpire segreti, guadagnarsi la fiducia altrui e tradirli al momento giusto per facilitare la conquista del pianeta azzurro. In questo tie-in, War Machine prende temporaneamente le redini della testata Iron Man e lo vediamo aiutare il supergruppo russo Guardia D'Inverno a respingere un'imponente battaglione di Skrulls atterrati sul suolo della Russia; è un momento difficile per James Rhodes, dato che Rhodey (episodi addietro) ha da poco subito delle mortali ferite che l'hanno quasi ucciso, e che hanno costretto l'amico Tony a salvargli la vita utilizzando delle protesi meccaniche. Nonostante la menomazione, James offre comunque il suo aiuto ai più bisognosi, sapendo che la sua formazione militare e la maestria con cui domina l'armatura estremamente letale di War Machine possano fare la differenza; con Arma Dello S.H.I.E.L.D., si prende il personaggio e lo si fa ritornare alle origini, a quel periodo sbarazzino dove l'unico obiettivo di James Rhodes è quello di portare a termine il compito affidatogli, fregandosene di quale mezzo avrebbe adottato per ottenerlo...proprio come un vero soldato.



E queste, cari lettori di L&H, sono le letture che vi consigliamo se War Machine vi ha colpito al cinema. Quali di queste vi interessano di più? Ce ne è qualcuna che avete già letto tra quelle citate? Siete d'accordo con la nostra lista? Non abbiate paura di commentare e fatecelo sapere!

mercoledì 12 novembre 2014

CROSSED, Manchi Solo Tu!


Al Lucca Comics di quest'anno come già detto ho visto una scarsa conoscenza dei commessi di RW e Panini, che bene o male non sapevano neanche cazzo stessero vendendo. Grazie a questa ignoranza ho fatto però delle belle scoperte, come quella di cui vi andrò a parlare quest'oggi: Crossed, manchi solo tu.
Vi chiederete come cazzo mi sono finiti in mano sti volumi: molto semplice! Una commessa di Panini alla specifica richiesta di Spawn Origini vol. 1 mi ha venduto invece il numero 3 ed io fidandomi l'ho presa in quel posto. Accorto subito dell'errore sono stato costretto a riconsegnare il volume e a scambiarlo con altri prodotti, bene o male, presi a caso. Uno di questi era appunto il suddetto titolo.
Per chi non lo sapesse Crossed è un universo creato da Garth Ennis(the Boys) in cui un male/virus/maledizione/chilosa colpisce il genere umano degenerandolo, involvendolo ad essere privo di ogni sorta di sensibilità ma soprattutto privo di etica e morale. Una sorta di apocalisse zombie e gli infetti si riconoscono grazie ad una croce sanguinolenta, una piaga che si forma sul viso. E molti di voi storceranno il naso, chi come me, almeno, non è un amante del genere. La serie originale narrava le vicissitudini di un gruppo di sopravvissuti alla ricerca di un posto sicuro che non avrebbero però mai trovato(non ho mai letto la serie originale ma mi riprometto di farlo). Ciò che rende questo fumetto speciale sono le analisi sociologiche che ci portano a pensare che se non ci fossero restrizioni l'uomo sarebbe essenzialmente un essere cattivo e malvagio. L'unico obiettivo della giornata sarebbe seviziare il prossimo. In modi che voi neppure immaginate: mi spiego. Ciò che troverete sia nelle pagine dell'originale Crossed sia nei vari spin-off sono scene di violenza gratuita, gli scrociati(così si chiamano gli infetti) spaccheranno arti, li staccheranno, sbudellerano, stupreranno, polverizzeranno genitali, inchioderanno, crocifiggeranno e per festeggiare daranno inizio ad un saturnale dove si ingropperanno tutti. Per questa testata è normale amministrazione quindi se siete tipi che si scandalizzano facile fate marcia indietro e andate a leggere Topolino altrimenti passate alla prossima riga del mio commento.




Passiamo quindi all'opera in questione; “Manchi solo tu!” è una web comics che Avatar Press ha cominciato circa due anni or sono, scritta da Spurrier e disegnata da Barreno(vol.1) e Melek(vol. 2) narra le vicende di un manipolo di uomini che abita su una delle isole Orcadi(Scozia ndr). In particolare del protagonista Shaky, ex scrittore, che dopo una serie di peripezie riesce a incrociare il suo destino con quello di questo rifugio. Shaky tiene un diario, suddiviso in capitoli che fungono da incontro settimanale sul web. Fondamentalmente si narrano le questioni quotidiane che il gruppo di superstiti affronta durante il post apocalisse; spedizioni per trovare il cibo, incontri ravvicinati con gli scrociati sono il pane quotidiano di questa serie. Ciò che importa di più però non è questo ma sono le riflessioni del protagonista: serviva davvero che tutti fossero infettati per capire che l'uomo stava già mandando a puttane tutto? Malvagità, egoismo e disinteresse per gli altri sono fenomeni più frequenti tra i personaggi non infetti, i passati torbidi degli uomini di Cava(l'isola in cui sono rifugiati ndr), le soddisfazioni dei bisogni fisici degli uomini nei confronti di una ex prostituta sorda che non ha mai conosciuto altro che la propria mercificazione; perché gli altri non la aiutano a coltivare la propria personalità, il proprio Io? Questi sono solo due episodi narrati nelle vignette di questo survival comic che vi faranno perdere speranza nel genere umano. Pian piano anche gli unici sani rimasti in tutto il pianeta si dovranno abbandonare ad un unico credo: sopravvivere senza guardando in faccia nessuno. Regredendo anche loro ad uno stato animalesco forse inconsciamente, forse no, come Shaky che gradualmente si renderà sempre più antipatico, pure a se stesso come scrive sul diario. Anche questa volta Avatar ci offre un fumetto di alta qualità, apocalisse zombie sì ma non incentrata sulla sopravvivenza e sulle solite cose ma un'analisi accurata della natura umana. Una vera e propria invettiva che si può applicare al mondo odierno, e voi come vi ritenete prede o predatori di un mondo spietato? Un mondo in cui la solidarietà, il bene comune, l'amore per il prossimo sono scomparsi, lasciando spazio solo agli squali, predatori della loro stessa specie. La cultura classicamente intesa ha lasciato spazio a quella del vil danaro e a quella dell'individualismo spietato in cui solo il più forte o meglio, il più ricco o il più furbo vince. Aborriamo il mondo animale come incivile ma siamo sicuri che per trovare i veri incivili non basterebbe guardare lo specchio tutte le mattine?  

lunedì 10 novembre 2014

Carnage: Mind Bomb (la recensione)

Noi di Law & Heroes non siamo molti inclini a pubblicare recensioni. Non perché non ne siamo capaci eh, è solo che preferiamo tenere il "proiettile recensioni" per colpi che vale davvero la pena sparare (come il nostro recente encomio a Due Facce); detto in parole povere: se facciamo una recensione, dedicata a qualsiasi media, vuol dire che ne vale davvero la pena parlarne e consigliare a voi, carissimi lettori, di prenderlo come uno spassionatissimo consiglio. E se adesso state leggendo questa piccola recensione su Carnage: Mind Bomb, è perché questo one-shot dedicato ad uno dei villain più pericolosi della Marvel Comics, vale davvero qualche minuto del vostro tempo.


Dati Generali:
Testi: Warren Ellis
Disegni: Kyle Hotz
Pubblicazione USA: Carnage: Mindbomb #1 (Vol. 1, 1996)
Pubblicazione Italiana: Venom (Collana Dark Side #18, Panini Comics)

Trama:
Cletus "Carnage" Kasady è detenuto nel manicomio criminale Ravencroft. Fallito ogni tentativo di cura del maniaco omicida da parte della Dottoressa Ashley Kafka, quest'ultima si vedrà costretta a chiamare uno specialista da Washington: il Dottor Kurtz, uno psichiatra inquietante e dai metodi alquanto privi di tatto. Egli cercherà di penetrare nella mente del killer nel tentativo di curare alla radice la sua psicosi omicida...con tutte le conseguenze del caso.

Parliamone:
Anche se la trama può sembrare banalotta, vi si può assicurare che, quello che vi trovate di fronte, sono trentadue pagine di puro horror splatterpunk. Warren Ellis, da talentuoso scrittore qual'è, riesce ad entrare alla perfezione nella psicologia di un personaggio che rischiava (nei suoi primi anni di vita) di essere il solito "psycho-macchietta", sfaccettando in maniera certosina e profonda il profilo psicologico/caratteriale di uno degli antagonisti più amati della rouge gallery dell'Uomo Ragno. Ellis, accompagnato dalle matite di Kyle Hotz (che qui opta per uno stile angosciante e sincopatico) decide addirittura di fare più, prendendo Cletus Kasady e trasformandolo in un trampolino di lancio per una delle tante critiche che lo scrittore britannico ha sempre mosso contro la società, non con lo scopo di regalare violenza fine a sé stessa, quanto più di denunciarne gli aspetti degni di scandalo e di un raddrizzamento da parte nostra.

Questa volta ci si concentra sull'orrore e la pazzia nascosti nella vita di tutti i giorni e dietro a ogni persona e gesto, a dispetto dell'apparentemente innocuo aspetto esteriore; questa mossa narrativa permette, quindi, di concentrarsi più su Kasaday che su Carnage stesso, creando una dicotomia dove il primo riesce a soddisfare le sue perversioni solo perché in simbiosi con il secondo. Dunque non è tanto il simbionte a rendere quest'uomo Carnage, quanto più è il simbionte ad essere il deus ex machina che permette a Cletus di concretizzare macabre fantasie e psicopatiche voglie che erano già insite in Kasaday; detto in soldoni: Cletus Kasady, psicologicamente parlando, era già Carnage prima ancora di entrare in simbiosi con la scarlatta progenie di Venom. La sua mente omicida, punto di partenza di ogni sua malata affermazione e azione, ha potuto trovare il libero sfogo che tanto cercava solo dopo essersi fuso con Carnage: il simbionte è solo la sua macchina per uccidere, macchia guidata da Kletus Kasaday e usata per soddisfare le sue sanguinose voglie.

Carnage è l'amplificazione della sua perversione da killer, ma per definizione, un "amplificazione" non avrebbe potuto esserci se Kasaday non avesse già avuto di suo una solida base omicida. Il tratto di Hotz, poi, può esser definito solo come impressionante, perché definitivamente incline allo stile narrativo: capace di causare fastidio e ribrezzo al lettore, ma allo stesso tempo, minuzioso nella realizzazione dei più minimi particolari, partorendo un'atmosfera grafica disturbante ma affascinante, dal quale si rimane schifati per i contenuti forti ma (al contempo) interessanti per la loro profondità concettuale.

Conclusioni:
So che le seguenti parole sono state spesso stuprate dall'Internet e che, ora come ora, hanno forse perso la loro valenza, ma Carnage: Mind Bomb è davvero un piccolo gioiellino del genere supereroistico, qui tinteggiato di terrificanti pennellate di horror sanguinario. Capace di lasciare qualcosa al lettore e di farlo ragionare su importanti tematiche tramite uno storytelling impeccabile e impreziosito da un tratto a dir poco fantastico. Consigliato sopratutto a chi vuole espandere le proprie conoscenze dell'Universo Narrativo Ragnesco, ma anche a chi vuole leggere un gran bel prodotto su un personaggio che (forse) conosce ancora poco e dalla caratterizzazione più profonda di quanto lascia a vedere.


E voi cosa ne pensate, cari lettori di Law&Heroes? Siete d'accordo con quanto scritto? Avete già letto questa storia, oppure l'avete conosciuta grazie a noi? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti!

domenica 9 novembre 2014

Toy Story 4 - Sequel pericolosi

La notizia sta già circolando in rete, è tutto vero… purtroppo. John Lasseter si metterà presto al lavoro per realizzare il quarto capitolo della stupenda saga di Toy Story, affiancato dal regista di “Up” – Pete Docter, e Andrew Stanton – regista di “Alla ricerca di Nemo”. La data prevista è il 16 Giugno 2017.


 Le premesse sarebbero anche buone, se non fosse che ultimamente la Disney sta puntando troppo su progetti passati, cercando di cavalcare l’onda del successo. Vi ricorda qualcun altro? Si, anche la Dreamworks spesso e volentieri si è lasciata prendere la mano distruggendo le cose buone che aveva in repertorio.
Partendo da Shrek - che è nato come personaggio irriverente e fuori dagli schemi, ma che è finito con l’essere omologato ad ogni altro protagonista qualsiasi - successivamente polverizzando la saga di Madagascar, e non convincendo del tutto con Dragon Trainer 2.
La Disney si dovrebbe porre come rivale naturale, e fino ad oggi ci è più o meno sempre riuscita egregiamente, proponendo storie nuove, in ambienti spettacolari, con personaggi intraprendenti e simpaticissimi. Dopo l’acquisizione della Pixar nel 2006 le cose sono cambiate fin da subito, poiché da quel momento in poi sono cominciati i primi passi falsi. Cars, lungometraggio con tematiche già fin troppo discusse in mille altre occasioni; The Brave, che per certi versi ricorda in parte il lungometraggio animato “Koda,fratello orso”. Per evitare altri errori allora Lasseter ha avuto la brillante idea di creare nuovi capitoli di film già realizzati, al solo scopo di fare soldi facili e continuare a vendere gadget e diritti d’immagine.  
Il problema è che tutto questo porterà a una lente distruzione dell’originalità Pixar! La saga di Toy Story è stata più che egregiamente conclusa, allora perché accanirsi fino alla fine su uno dei capolavori dello studio d’animazione?

Nei film precedenti sono state affrontate tematiche per niente banali, in più in modo molto serio, quindi sarà molto difficile ripetersi . Anzi, si rischia di fare la fine di Monster University, ossia di un film “semplicemente carino”, godibile, simpatico e basta. Di livello ben inferiore rispetto a Monsters & co.


 Francamente trovo molto rischiosa questa operazione commerciale, però ammetto che ho pensato la stessa in occasione dell’uscita di Toy Story 3, che si è poi rivelato un capolavoro. Spero solo di sbagliarmi anche stavolta.

CIAO HARVEY


Lacrimoni, tanti lacrimoni. Oggi ho letto l'ultimo capitolo, presumo, di Batman and Two-face, testata che ha temporaneamente sostituito la classica Batman and Robin, con la prematura scomparsa di Damian, che a quanto pare rivedremo molto presto. Volevo dedicare qualche riga all'epilogo di questa miniserie per commemorare un amico/nemico caduto. Tomasi ai testi, Hurwitz alle matite ci raccontano questa minisaga in maniera eccellente; poco si poteva dedurre se non che fosse un po' l'alfa di Harvey Dent, con le sue origine e la sua trasformazione in villain anche se buono davvero non lo è stato mai. Ma cosa molto più scioccante è che questo racconto rappresenta anche l'omega dell'ex procuratore. Anche nelle ultime pagine non si coglie appieno ciò che sta succedendo, al solito lancio della moneta tutti si aspettano il banale finale buonista e invece ci si ritrova davanti alla morte(?) di uno dei più temibili villain fumettistici. “Oggi sento che è un giorno fortunato” sono le ultime parole del caro Harvey, ma la moneta si ferma dalla faccia sbagliata. Schizzi di sangue, nero.
Due facce in questa testata ha raggiunto una profondità psicologica non indifferente, il personaggio non è più bianco e nero come è sempre stato ma si scopre la sua vera lotta interiore. Si scopre che anche per DueFacce il mondo non è solo bianco o nero ma con tutte le sfumature grige. Consiglio vivamente la lettura di questa miniserie se non l'avete ancora letta, rivelazioni sconcertanti faranno capolino per tutta la durata della serie fino agli ultimi colpi di scena di cui uno vi ho già messo a conoscenza ma è l'altro che colpisce e determina la profondità psicologica abissale che gli autori hanno voluto scavare per questo personaggio.
Bene, male, etica, morale, vendetta. Sono solo alcune delle tematiche in cui verrete trasportati condotti mano per mano da un genio della matita come Hurwitz che riesce a passare da scene di combattimento impossibili a quelle di pathos e dolore. Tutto ciò per ricordarci che tutti in fondo sono umani, anche i nostri demoni. Perché i demoni li creiamo noi stessi.
Da quando c'è Snyder, il nostro cavaliere oscuro e tutta la sua combriccola, nemici compresi, non è più infallibile, non è più una lotta tra bianco e nero bensì una strada lastricata di dolore. Dalla morte del figlio a questa tragica perdita, perché anche la morte di un nemico può segnare la propria vita, soprattutto se questo nemico ti ha sempre voluto sfidare ma non ti ha mai veramente voluto uccidere. Complimenti alla DC comics per le storie piene di emozioni che ci sta regalando sulle testate dell'uomo pipistrello, sperando vivamente che il maxi evente di Morrison non ribalti la situazione e renda vulnerabile il gran lavoro di ricostruzione che sta toccando a Snyder dopo la confusione(minimizzando) che lo stesso Morrison aveva creato prima con Crisi Finale, poi con Batman RIP. Spero che Multiversity non crei danni ad un universo ormai delineato e di grande qualità.
Non ci scorderemo di te Harvey Dent, onore ai nemici caduti, e magari ti rincontreremo sulle pagine del crociato incappucciato tra qualche anno. 
Ciao Harvey.

sabato 8 novembre 2014

NEWS TIME! BATMAN and TWO-FACE

La testata che temporaneamente ha sostituito Batman/Robin per la triste morte di Damian, giunge al termine: COL BOTTO.
Prossimo articolo tutto per Harvey.


giovedì 6 novembre 2014

LUCCA COMICS - LE CONFERENZE

Bella raga!!
Tornato dal Lucca comics carico di conferenze e fumetti.
Oggi sono qui ad esporvi in poche parole quello che ho visto.

Le prime che ho visto riguardavano l'edizione 2014 di Bànghete, una serie di conferenze proposte annualmente da Lucca Comics  con tema il rapporto tra fumetto e storia,più in particolare sul fumetto di guerra di marca italiana, come al solito con autori, giornalisti, esperti del settore, storici. Per fornire un primo quadro della situazione e un dialogo interdisciplinare sul tema. E per riscoprire storie e autori italiani che hanno fatto la fortuna della Fleetway, prima di essere “importati” in Italia da Collana Eroica , il Giornalino e il Corriere dei piccoli.
Devo dire che nonostante si prospettasse noioso, ed in effetti un pò lo è stato, sono stati esposti molti temi e dibattiti interessanti: perchè il fumetto italiano ha perso tanto, oppure una presentazione dei numerosi autori passati che hanno creato dei generi di nicchia, tuttavia, questa serie di conferenze ha avuto poco successo ( diciamo che c'erano una ventina di persone a conferenza). Peccato, perchè meritava veramente una maggior partecipazione da parte di appassionati del fumetto storico.

Seconda conferenza ha cui ho partecipato è  stata "Cento di queste nuvolette: Paperino": per l'ottantesimo anniversario del papero più sfortunato del mondo, Lucca comics ha deciso di tributargli un omaggio, attraverso la revisione del personaggio attraverso autori e filosofi; ne scaturisce fuori una vivace discussione che argomenta che Paperino non è "casualmente" sfortunato, ma è lui stesso artefice della sua malasorte, o meglio dei numerosi incidenti di cui è vittima: è incosciente, vive nella spensieratezza, e ciò gli provoca effetti sgradevolmente indesiderati. Tuttavia questa irresponsabilità cronica cambia radicalmente quando impersona Paperinik, il giustiziere mascherato, e forse è proprio dietro questa maschera che Paperino ritrova il proprio Io, e in realtà di giorno finge la normalità...
Questa conferenza è stata molto piacevole e ha raccolto un centinaio di persone.

Sabato sera sono andato a vedere a teatro lo spettacolo "voci di mezzo", organizzato dalla stessa compagnia tolkeniana, in cui sei famosi doppiatori leggevano brani tratti dai maggiori romanzi fantasy: Il signore degli Anelli, Lo Hobbit, Harry Potter e Le Cronache del ghiaccio e del fuoco( Il trono di Spade per i profani).
I doppiatori presenti erano Sandro Acerbo (Brad Pitt, Will Smith), Letizia Ciampa (Emma Watson, Emilia Clarke), Fabrizio Pucci (Richard Armitage, Russel Crowe, Sean Bean), Riccardo Rossi (Paul Walker, Ben Affleck), Edoardo Stoppacciaro (Richard Madden, Adam Brown) e Francesco Vairano(Piton in Harry Potter e Gollum in LOTR). Accompagnati da un quartetto d'archi  con le melodie delle colonne sonore dei film, si è entrati in un'atmosfera emozionante e carica, tutti in silenzio ad ammirare le capacità di questi artisti della voce. Lo spettacolo ha fatto ovviamente en plein.

Stay tuned!
Voi invece che avete visto?

mercoledì 5 novembre 2014

La STORIA della PRINCIPESSA SPLENDENTE, Takahata colpisce ancora


Lo Studio d'animazione per eccellenza colpisce ancora. Stavolta non c'è Myazaki che fa da puparo bensì il suo amico e fondatore dello Studio Ghibli: Isao Takahata. Cosa ha fatto codesto uomo? Regista di innumerevoli film e serie d'animazione di cui ve ne cito solo tre: Heidi, Anna dai capelli rossi e una Tomba per le lucciole(consiglio vivamente quest'ultimo se ancora non l'avete visto). Alle musiche c'è il solito Isashi che con una colonna sonora più bella dell'altra in questa forse addirittura si supera preferendo all'epica la poesia musicale che si adatta perfettamente alla fiaba che si vuole raccontare in questa pellicola. Musiche che nonostante la ricercatezza rimangono impresse nella mente.
Come detto nel post precedente io questo film l'ho visto in anteprima al Lucca Comics con un paio di disagi annessi, fila infinita compresa.
La storia si svolge in Giappone, anno 1000, questa fiaba è la prima forma narrativa scritta giapponese, fiaba popolare che aveva originariamente il titolo “la storia del tagliatore di bambù” ma che poi nella trasposizione giapponese ha avuto il nome di “Kaguya-hime no monogatari” con come sottotitolo “delitto e pena di una principessa” e che poi in inglese e italiano non vi è traccia di questo sottotitolo creando l'aspettativa di una storia blanda anche se effettivamente di storia blanda non si parla. Quindi adesso ci diamo un occhio.

TRAMA: Un giorno di primavera Okina, un anziano tagliatore di bambù, trova all'interno di un fusto di bambù una minuscola creatura dalle sembianze di una ragazza. Quando l'uomo la mostra alla moglie, la creaturina si trasforma improvvisamente in una neonata e siccome i due anziani coniugi non hanno figli decidono di tenerla con loro dandole il nome di Principessa. La strana bambina cresce molto rapidamente tanto da essere soprannominata dai ragazzi del villaggio "Gemma di bambù" per questa sua capacità di maturare repentinamente: in poche settimane riesce a camminare, a parlare e comincia ad aiutare l'anziano genitore nel suo lavoro. Il tagliatore di bambù comprende fin dall'inizio che la sua Principessa ha origini soprannaturali e si prende cura di lei al meglio delle sue possibilità, ma quando ritrova in altre canne di bambù delle pepite d'oro e dei meravigliosi vestiti, capisce che il Cielo vuole che il destino di sua figlia non sia tra i contadini del villaggio ma tra gli sfarzi della capitale. Decide quindi di acquistare con l'oro una sontuosa residenza in città e comincia a preparare per Principessa quello che lui ritiene un futuro di felicità. Con l'autunno Principessa, che ha ormai assunto le sembianze di un'adolescente, deve lasciare con tanto rimpianto la sua vecchia casa, il villaggio e tutti i suoi amici per recarsi con i genitori nella sua nuova residenza nella capitale. Principessa si sente però sempre più fuori posto in quella vita artificiosa dell'alta società e quando finalmente si rende conto della natura soprannaturale delle sue origini e che presto dovrà ritornare al suo luogo d'origine. Scena finale a lacrimoni connessi.


COMMENTO: il film non ha ovviamente lo stile di Myazaki, scordatevi qualsiasi disegno voi abbiate mai visto. Il tratto è quello di una tavola ad acquarelli, tutto il film è caratterizzato da questo tratto, sembra appunto un racconto antico giapponese su carta, quello che loro leggevano su enormi rotoli. I colori sono gli stessi, un po' sbiaditi mai troppo accesi, ed oltre alla tradizione traspira anche la malinconia che si cela in questo racconto. Questa ragazza incredibilmente bella nata da una pianta di bambù è vittima degli eventi, è una vita che non è prettamente sua e anzi tutte le volte che cerca di fuggirne ne è instancabilmente riportata indietro. Vittima del suo tempo e dell'etichetta giapponese non riesce a trovare la felicità in alcun modo e quando sembra averla trovata non è altro che un sogno. Una creatura semidivina vittima dell'egoismo e della miopia degli uomini, trattata come un oggetto. Lei desidera la vita silvestre in cui è nata e cresciuta ma il padre desidera di più per lei. Le musiche come detto prima accompagnano in maniera magistrale le emozioni che si susseguono potenti in questo film. Certo qualche scena poteva essere tagliata ma si sa come sono i giapponesi: tirano sempre un po' troppo in lungo.
La fiaba però è completa, ovviamente senza buchi di sceneggiatura e visivamente incredibile. Consigliata anche per tutti quelli che si vogliono avvicinare per la prima volta alla cultura giapponese e allo studio Ghibli. Una fiaba raccontata in maniera profonda e matura come solo i giapponesi sanno raccontare. Non so come faremo quando Ghibli chiuderà, questo è infatti il penultimo film dello studio, ridateci i nostri mondi animati. Come al solito tutta colpa della Disney.



VOTO 8/10 alcune scene potevano essere tagliate, ma si sa come sono i giappi.






martedì 4 novembre 2014

LUCCA COMICS and GAMES 2014, tengo cuore italiano


Quest'anno abbiamo partecipato nuovamente al Lucca Comics and Games, slogan di quest'anno: REVOLUTION. Si parte quindi con grandi aspettative. Oltre all'espansione dell'area Japan in cui l'anno scorso non si riusciva a stare già a partire dal venerdì c'erano grandi aspettative anche sul fronte Ubisoft che ha noleggiato una villa intera come stand per il videogioco di punta ovvero Assassin's Creed. C'erano grandi ospiti da tutte le parti, da Bonelli a Rw-Lion passando per Bao che ogni anno si dà sempre più da fare per fare in modo che tutti gli ammiratori dei vari autori possano incontrarli e ringraziarli dal vero e di questo gliene va dato atto. Tutto questo può essere abbastanza, se vi è piaciuto il Lucca quest'anno smettete di leggere questo articolo perché adesso ne parliamo a quattr'occhi senza cazzate e commenti da fanboy scatenati. 

Quest'anno il Comic-con nostrano ha raggiunto gli oltre 400mila visitatori di cui 240mila paganti in quattro giorni, numeri da capogiro dato che dall'anno scorso ha quasi raddoppiato i partecipanti. C'è da dire che però per il resto la fiera è rimasta uguale: lo spazio games era sempre lo stesso, anzi molto più scarno dell'anno scorso, pochi venditori e soprattutto pochissime offerte, Euronics unico venditore che io abbia visto di console vendeva solo console Sony e a prezzo di negozio. Titoli videogiochi scarsi e l'unico stand di un qualche interesse era quello di League of Legends. Molto più ampio lo spazio dei giochi da tavolo, peccato per il gioco del Piccolo Principe, vincitore di quest'anno del premio creato dalla fiera, che è andato esaurito il primo giorno.

Altra novità era il Palapanini, dove la Panini Comics aveva uno spazio enorme dove esporre anche se ha messo lì poi dei veri e propri incompetenti. Mi spiego: se sapevi già cosa acquistare uno riusciva anche a gestirsi ma se doveva essere consigliato o chiedere informazioni si trovava spiazzato perché la maggior parte del personale non sapeva dove mettere le mani o dare una risposta che, anche fosse stata una cazzata, fosse stata almeno convincente. Un paio di richieste trabocchetto hanno messo letteralmente in panico i commessi così come allo stand Rw dove un tizio ha cercato di vendermi Swamp Thing di Moore nonostante gli avessi detto ripetutamente che l'avevo in albi. Lui insisteva nel dirmi che questi albi non esistessero in Italia e non fossero mai stati pubblicati da altre case editrici. Poco spazio come sempre lo hanno avuto le fumetterie in particolar modo quelle di usato e volumi ormai reperibili solo su ebay o in fumetteria. Questo come l'anno scorso, avevano gli stessi padiglioni e abbastanza pochini. Anche se ho trovato un'edizione d'eccezione di Spiderman 11 settembre 2001.

Ciò che mi è dispiaciuto più di tutto è che ancora Ubisoft non è riuscita a cogliere l'opportunità di portare i pregevoli prodotti di Ubiworkshop, affidando nuovamente il merchandising del suo marchio più acclamato a Multiplayer.it che come al solito si è presentata con gadget di scarsissima qualità e tendenzialmente quasi tutti brutti. Solo le maglie dello staff avevano un loro perché, quelle vendute erano veramente una tamarrata dopo l'altra. Scarse iniziative di interazione col pubblico e scarsissimi gadget messi in palio o regalati. Ma finché se lo potrà permettere.
Ho avuto di nuovo il piacere di incontrare il disegnatore di Batman Eternal e di Artiglio Emanuel Simeoni, romano classe '88 che è stato massacrato dalle richieste di sketch da parte dei fan. Sempre disponibile ed amichevole, la sua conferenza sul sogno americano di ogni fumettista italiano è stata molto intima e simpatica a parte le continue interruzioni da parte degli altri due relatori, che non hanno contribuito granché. Rw ha inoltre gestito male il suo punto vendita come dicevo prima, oltre all'impreparazione c'era anche una scarsa capacità nell'invogliare la gente a comprare, almeno Panini ogni 30 euro di spesa ti regalava un gadget che fosse una maglietta, una borsa o un apribottiglie. Certo, sono molto più piccoli e giovani di Panini ma bisogna investire fin da subito sul proprio pubblico, per offrire oltre al prodotto anche qualcosa in più che dai fan è sempre apprezzato.

Ho partecipato inoltre alla conferenza delle novità dell'anno di Rw Lion e mi sono perso rovinosamente quella della Panini per colpa dell'intasamento generale. Vi posso dire ciò che han detto nella prima o meglio ciò che non hanno detto: fondamentalmente sono stati presentati un po' a cazzo tutti gli eventi Dc comics e Vertigo, in particolar modo Multiversity di Grant Morrison in cui si è spiegato che ogni realtà presentata da mamma DC, anche quelle televisive, avrà un perché nell'universo anche fumettistico, scelta che secondo me lascia il tempo che trova, ma come sapete non sono un gran fan di Morrison e perciò sono un po' di parte. Non capisco questa scelta inoltre perché con i new52 si era fatto esattamente l'opposto ovvero cancellare ogni tipo di incongruenza creata in 70 anni di storia. È successo 3 anni fa e di colpo abbiamo già cambiato idea? Bah, scelta a parer mio discutibile. Si sono annunciate anche le serie Terra1 di altri componenti del pantheon Dc e la continuazione di quelle già in corso, non parlando però specificatamente del volume 2 di Batman che sto aspettando da una vita. Rw ha deciso inoltre di pubblicare un ciclo inedito in Italia per i contenuti politici ritenuti allora troppo espliciti degli anni 80 di Lanterna Verde di cui ora mi sfugge il nome. Per quanto riguarda Batman ciò che sarà dopo Anno Zero ci è dato sapere solo della resurrezione di un Robin, chi sarà mai? Morto ce ne è solo uno. Della disgregazione della Batfamiglia, ma questo già era chiaro alla fine del ciclo “morte della famiglia” scritto da Snyder e la chiusura della testata Nightwing e con l'inizio della vita da 007 di Dick Grayson, testata che si chiamerà appunto Grayson.
Per quanto riguarda Vertigo è stato detto poco o niente a parte che verranno ristampati gli storici volumi di Hellblazer in formato economico Bonelli e di acquistare la nuova serie FPB che è molto figa. Io non l'ho acquistata, se avrò soldi bene, altrimenti me la balzo.

Infine ho partecipato il pomeriggio della domenica alla proiezione in esclusiva della nuova pellicola dello studio Ghibli “la storia della principessa splendente” di cui però non vi anticipo nulla e spero di pubblicare entro domani la recensione.

Con domenica il Comics si chiudeva e l'unico consiglio che posso dare all'organizzazione è quello di allargare nuovamente gli spazi perché l'anno prossimo sarà ancora più affollato di quest'anno ma soprattutto non per evitare congestioni e file allucinanti che ammazzano la serenità con cui si va a vedere il festival bensì per evitare spiacevoli accadimenti come quello avvenuto quest'anno: una ragazza è caduta dalle mura mentre era in coda ed è in gravi condizioni quindi un in bocca al lupo da parte di tutti.
Credo che non ci sia altro, anzi ce ne sarebbe ma boooooooo.
Vi saluto, commentate se avete delle domande o contattatemi sul mio profilo trovate tutte le informazioni per farlo.

Bella ragaaaaa

lunedì 3 novembre 2014

LE SETTE VITE DELLO SPARVIERO- ENRICO IV


"La storia è già stata scritta nel libro del tempo, nessuno può cambiarla!"

Bentornati al mensile su Historica!!
In questo post vi presento il numero 6, albo che contiene i primi quattro volumetti de "Les 7 Vies de L'Épervier" di Patrick Cothias e Andrè Juillard.
Entrambi parigini,decidono di creare ,dal 1984, uno scorcio della Francia all'inizio del 1600,  focalizzandosi su due trame che si alternano nel corso della narrazione: la vita quotidiana del re di Francia che come un vortice lo porterà sempre più vicino  all'evento che causerà il suo assassinio, e  le vicende dello "sparviero", un eroe cremisi mascherato e maledetto che, nella regione dell' Alvernia, cerca di riportare una remota giustizia in una contea ormai grottesca e martoriata dal dominio ignobile del conte de Bruantfou.
La narrazione inizia con una doppia nascita contemporanea in luoghi distanti di due personaggi che saranno partecipi delle vicende degli sparvieri: il delfino di Francia e una ragazzina figlia di un nobile Alverno; uno nasce nel caldo giaciglio di un palazzo, l'altro nella fredda neve. Sembra strano eppure entrambi sono importanti, come evidenzia una megera, una strega che come nel coro greco  fa le veci di narratore esterno e spiega come tutto ciò abbia senso, che tutto è già predestinato, nulla si può cambiare, come attori di una tragedia che sul palco seguono  il copione.



































Sono trascorsi 9 anni dall'evento introduttivo, e gli eventi si sposteranno,come già detto, sul re Enrico IV e le sue azioni mondane, e sulle avventure del guerriero mascherato, che avranno come personaggi secondari i due neonati prescelti dal destino, ma che in realtà hanno poco rilievo solo perchè aspettano degli eventi in cui avranno il potere di determinare la storia...

Tutta l'opera si slancia su due componenti principali che si alternano, l'ironia e il grottesco; l'ironia, o meglio anche la satira, si celano nell'intera storia attraverso un insieme di frasi o scene a dir poco surreali o imprevedibili, soprattutto nelle vicende del re: Enrico prende la moglie obesa in braccio, oppure storpia la celebre sua frase "Parigi val bene una messa" in "Parigi val bene  una passera".
La parte grottesca invece si sviluppa intorno all'eroe cremisi e alla megera, attraverso previsioni sconcertanti e scene raccapriccianti, come un uomo lasciato in balia di una muta di cani, che al limite delle forze li affronta, ma soccombendo con una eiaculazione finale dovuto allo sforzo  e all'odio.
Altro tema è la condizione di schiavitù che permane nel XVII secolo anche se i servi vengono chiamati contadini, perchè " i nomi possono anche cambiare, ma i fatti restano: i contadini sono dei servi".

Altro di rilevante in quest'opera non l'ho trovato: seppure intrigante, non mi ha entusiasmato più di tanto come altri numeri, ma resta comunque un lavoro di ottimo valore.

Voto: 7,5/10





NEWS TIME! Lucca Comics 2014

Sono appena tornato da Lucca e un po' troppo stanco per il viaggio vi ho comunque pensati e ho deciso di mettermi a scrivere qualcosa, spero di pubblicarlo entro domattina. News fumettare a gogo e soprattutto la recensione in anteprima della Principessa del sole splendente! Ultima fatica dello studio Ghibli!
STAY TUNED!
Aetos

domenica 2 novembre 2014

Se ti è piaciuto il film, leggi anche... - Episodio 4: La Vedova Nera

E rieccoci qua, cari lettori di Law&Heroes! E nuovamente benvenuti a Se ti è piaciuto il film, leggi anche..., la nuova rubrica che vi consiglia quali storie leggere e recuperare se vi ha colpito un determinato personaggio nella sua più o meno recente versione cinematografica. In questo quarto episodio, parleremo de:


La Vedova Nera. Si, lo sappiamo: la spia russa interpretata dalla bellissima Scarlett Johansson non è mai stata protagonista di nessun film solista, ma questo non le ha di certo impedito di ritagliarsi memorabili ruoli da personaggio secondario in Iron Man 2, Avengers e Captain America: The Winter Soldier, permettendole di costruirsi una solida base di fan. E anche se così non fosse stato, il letale alter-ego di Natasha Romanov è uno dei personaggio femminili più apprezzati di sempre e un post tutto suo se lo meritava proprio. Detto questo, come ci si organizza per questi post? Di seguito, sempre in ordine cronologico, verranno riportate cinque storie che secondo noi di Law&Heroes hanno fatto la storia del personaggio e l'hanno definito per quello che è, oltre che a raccontare (a modo loro) un piccolo tassello di storia che ha reso prestigioso il media fumettistico. Capito tutto? Bene, detto questo, cominciamo!


Ragnatela D'Intrighi


Testi: Ralph Macchio
Disegni: George Pérez
Pubblicazione Americana: Marvel Fanfare #10-13 (Vol. 1, 1983-1984)
Pubblicazione Italiana: Gli Incredibili X-Men #7-9 (Edizione Star Comics)

Tutti i personaggi, nessuno escluso, hanno cominciato la loro carriera con una caratterizzazione e una ragion d'esser molto diversa da quella che hanno oggi: gente come Capitan Bretagna o Superman (tanto per fare degli esempi) erano personaggi molto diversi, prima dell'arrivo di alcuni illustri signori come Alan Moore e John Bryne. La Vedova Nera non faceva eccezione e, dopo un breve esordio come villain, si ritagliò il ruolo di aiutante di Occhio Di Falco e Devil, e rischiava di rimanerci se Ralph Macchio non vedette qualcosa in lei; sulla rivista antologica Marvel Fanfare (che ospitava, ad ogni ciclo, storie con personaggi diversi) Macchio e un giovanissimo, ma già talentuoso, George Pérez prendono la rossa e la calano in una spy story a regola d'arte ambientata in diverse parti del mondo, che vede il personaggio protagonista di una corsa contro il tempo: salvare il rapito amico Ivan, a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, e fermare vecchi sostenitori dell'URSS che complottano contro Nick Fury per vederlo morto stecchito. E' la prima storia solista della Vedova Nera, storia che diede l'occasione alla Vedova di dimostrare che non era solo un personaggio di supporto e che , nel mondo dei comics supereroistici, Wonder Woman non era l'unica a fare la voce grossa.


Itsy Bitsy Spider


Testi: Davin Grayson
Disegni: J.G. Jones
Pubblicazione Americana: Black Widow #1-3 (Vol. 1, 1999)
Pubblicazione Italiana: Vedova Nera (Super-Eroi: Le Grandi Saghe #59)

Quando si seguono le gesta di una spia, uno dei suoi momenti narrativi migliori, è quando il suo passato torna a tormentarla; se poi arriva sotto le spoglie di micidiale e pericoloso presente, meglio ancora. In Itsy Bitsy Spider (titolo che abbiamo deciso di tenere in originale per ricollegarci agilmente alla filastrocca per bambini di cui fa citazione) Natasha Romanov affronta il suo giovane rimpiazzo: Yelona Belova, la nuova Vedova Nera. Yelona rappresenta in tutto e per tutto il passato di Natasha, poiché la Belova è stata addestrata dagli stessi maestri della Romanov non solo per eguagliarla fisicamente, ma anche per riuscire dove ella aveva fallito: rendere fiera i vecchi valori comunisti della Madre Russia, valori che Natasha aveva tradito per sposare le cause dei supereroi Americani. Da una parte abbiamo una giovane Vedova Nera che vuole sbarazzarsi di un vergognoso passato e dare prova della sua bravura; dall'altra, una vecchia Vedova Nera che, per sopravvivere, dovrà venire alle mani con una versione indottrinata di sé stessa. Un vero e proprio scontro fisico e confronto generazionale in salsa spy/thiller.


Origini Mortali


Testi: Paul Cornell
Disegni: Tom Raney & John Paul Leon
Pubblicazione Americana: Black Widow: Deadly Origin #1-4 (Vol. 1, 2010)
Pubblicazione Italiana: Capitan America #5-8 (Panini Comics)

Anche se non sembra, il letale alter-ego di Natasha Romanov si porta sul delicato groppone ormai cinquant'anni d'attività editoriale; è logico che, in mezzo secolo di pubblicazioni, sul suo passato siano state dette molte cose e che, alcune di queste, andavano a bozzare con la logica creando buchi narrativi spesso incongruenti. Succede quando troppi artisti si occupano dello stesso personaggio. Siccome ogni eroe ha bisogno della sua storia di origini, Paul Cornell raccoglie l'ardua sfida di mettere ordine nel passato della Vedova Nera, cercando di tracciare finalmente una linea retta nel confuso passato della rossa, spiegando tutte le situazioni e i dettagli che l'hanno portata a diventare la pericolosa spia che è adesso. Origini Mortali è una storia in quattro parti che potremmo tranquillamente riassumere con il nome "La Vedova Nera si confessa ai lettori", alternando gli eventi attuali della storia (disegnati da Tom Raney) ai flashback chiarificatori sul suo passato (disegnati da John Paul Leon). Cercavate una lettura che vi spiegava come tutto iniziò? Eccola qui.


Il Nome Della Rosa


Testi: Marjorie Liu
Disegni: Daniel Acuña
Pubblicazione Americana: Black Widow #1-5 (Vol. 4, 2010)
Pubblicazione Italiana: Vedova Nera: Il Nome Della Rosa (Collezione 100% Marvel)

Come diceva Andrew Sterling, il protagonista del videogioco Cold Winter: "Lo spionaggio è un gioco di informazioni: chi ne possiede di più, vince". E cosa succede quando le informazioni che possiede il nemico dicono che sei un'assassino, un traditore e il nemico pubblico numero uno? Succede che sei cacciato e braccato da tutti, e che la tua credibilità e il tuo nome devono essere ristabiliti con le unghie e con i denti. Ecco la trama de Il Nome Della Rosa, arco narrativo che spiana la strada alla gestione della scrittrice Marjorie Liu, che presenta in questa storia in cinque parti due avvenimenti paralleli: una che vede Natasha andare direttamente alla fonte dei suoi guai, e una che vede i suoi amici impegnati per scagionarla. C'è da dire che questa saga non aggiunge nulla di nuovo al mythos della Vedova Nera, ma che io sappia, non c'è scritto da nessuna parte che se una storia non è rivoluzionaria, allora non è bella; pur non rivoluzionando il mondo di Natasha Romanov, la storia si presenta in duplice utilità: quella di post-it al fine di ricordarci che la Vedova Nera è un personaggio con un suo mondo e dei suoi comprimaria, e quella di semplice storia sfiziosa, da leggere quando vogliosi di qualcosa dall'alto potere d'intrattenimento. E poi alle matite c'è Daniel Acuña, che impreziosisce il tutto con il suo tratto deciso ma delicato.


The Finely Woven Thread


Testi: Nathan Edmondson
Disegni: Phil Noto
Pubblicazione Americana: Black Widow #1-6 (Vol. 5, 2014)
Pubblicazione Italiana: Vedova Nera #1-in corso (Panini Comics)

Il più perfetto degli starting point, che più a fagiolo di così non poteva capitare. Comincia proprio in queste settimane la pubblicazione Italiana della serie mensile della Vedova Nera, curata da un duo di prim'ordine e più amalgamato che mai. Natasha Romanov decide di andare sotto copertura per una missione che ha dell'impossibile: distruggere il suo oscuro passato, infiltrandosi nelle strutture di quelle persone che hanno fatto si che il suo passato fosse così oscuro e lastricato di peccati. La cosa che rende particolare la narrazione, è che lo sceneggiatore non usa il personaggio per piegarlo al suo stile di storytelling: anzi, fa tutt'altro, è Edmondson stesso che piega il suo stile alle esigenze narrative della Vedova Nera; mentre la struttura della trama è un mission-to-mission story-line alla Person Of Interest mischiato a James Bond incentrato sulla vendetta, la narrazione è fredda ed essenzialista come la protagonista, che non si mette a nudo e si confida con il lettore...ma anzi, lo respinge e mette subito in chiaro le cose: questa sono io e faccio quello che devo, non mi importa di cosa pensi. La decisione stilistica (impreziosita dalle setose ma eleganti matite di Phil Noto) ricorda un pò la caratterizzazione che ha sempre avuto il John Constaine della DC Comics: sempre presentato come il personaggio che è e non per quello che ai lettori potrebbe piacere. In questo caso, la Vedova è una eroina che non si sente esattamente buona, ma che fa comunque del bene...anche se non nella maniera che si aspetta di vedere.


E queste, cari lettori di L&H, sono le letture che vi consigliamo se la Vedova Nera vi ha colpito al cinema. Quali di queste vi interessano di più? Ce ne è qualcuna che avete già letto tra quelle citate? Siete d'accordo con la nostra lista? Non abbiate paura di commentare e fatecelo sapere!